Il progetto sarà quello della Regione e il tracciato
passa per Enna e Caltanissetta: costerà un miliardo
Catania-Palermo in treno sarà «opera prioritaria»
Per l'investimento c'è anche un'intesa Matteoli-Tremonti
Giovedì 17 Marzo 2011
C'è una novità interessante: la Regione e le Ferrovie si troverebbero d'accordo nel mettere a mollo il megaprogetto della Catania-Palermo e adottare quello più «ragionevole», il cosidetto progetto della Fondazione Sabir sponsorizzato dalla Regione. Come ricorderete, le Ferrovie avevano uno studio di fattibilità inoltrato al Cipe che prevedeva un tunnel di 43 chilometri sotto le Madonie, una spesa di 5 miliardi, tempi ventennali e tra l'altro il percorso avrebbe scavalcato il centro Sicilia, cioè Enna e Caltanissetta. La Regione invece proponeva un tracciato che passava per Enna e Caltanissetta, una spesa di un miliardo e lavori per 5 anni, tempo di percorrenza accettabile di un'ora e 50 minuti, senza bisogno di bucare le montagne. Ora su questo progetto portato avanti dall'assessore Pier Carmelo Russo e dal direttore generale dei Trasporti Vincenzo Falgares s'è trovato finalmente d'accordo anche il gruppo ferrovie. «Proprio l'altro giorno i tecnici dell'Italfer - dice il direttore Falgares - avrebbero definito l'alternativa al progetto Moretti, cioè hanno adottato il progetto sostenuto dalla Regione, che sarebbe il progetto della Fondazione Sabir, ma con dei miglioramenti. Le Ferrovie avrebbero messo da canto il cosiddetto progetto del Valico delle Madonie con perforazione delle montagne per un più ragionevole doppio binario fino alla stazione prossima al Dittaino per poi ricollegarsi al rifacimento della Roccapalumba-Fiumetorto che è in corso di realizzazione e poi da lì l'innesto con la Cefalù-Punta Raisi che è in lavorazione. La prossima settimana incontrerò il dirigente del settore investimenti di Rfi per dettagliare il progetto, costi, tempi e quant'altro. L'importante è che ci sia una inversione condivisa di tendenza dell'abbandono progressivo dell'ipotesi originaria delle Ferrovie nei confronti della quale non dico che ci siamo messi di traverso, ma verso la quale eravamo cautamente perplessi. Oggi ci sono delle cose sulle quali governo regionale e governo nazionale convergono. Le risorse che noi sosteniamo sono state proditoriamente sottratte alla Regione il governo vorrebbe riassegnarle sulla priorità della Palermo-Catania, alla quale potremmo sommare alcune risorse che noi abbiamo a disposizione: così si potrebbe fare un primo importante intervento da circa un miliardo e mezzo in breve periodo. Aggiungo che di recente il ministro delle Infrastrutture Matteoli ci ha fatto sapere di avere raggiunto in proposito un accordo con il ministro Tremonti».
A che punto è il trasferimento del servizio ferroviario alla Regione?
«Siamo in attesa delle firma del solito ministro Tremonti. Il governo di Roma aveva accolto la nostra proposta di sottoscrivere l'accordo del trasferimento delle competenze con le risorse per l'esercizio del trasporto ferroviario regionale versando alla Regione 111,5 milioni di euro. Circa 8 milioni di euro in meno del fabbisogno reale attuale, e quindi parliamo di un fabbisogno minimo. Però, bene o male, potremmo cominciare un piano di investimenti, ci sono in corso alcuni interventi che sono ormai in avanzato stato di realizzazione, come il raddoppio da Castelbuono a Punta Raisi, il completamento da Patti a Messina, interventi che si stanno facendo sulla Palermo-Agrigento, ci sono alcuni lavori che oggettivamente da qua al 2017-2018 potranno dare una prospettiva di alternativa seria, perché ragionevolmente Palermo sarà collegabile con Messina in meno di due ore, Punta Raisi con Cefalù in 35 minuti. E se partono i cantieri della Catania-Palermo entro il 2017 potremmo stare molto meglio di adesso, almeno questo è il programma».
Qual è la situazione dei «minuetto»? Si diceva che erano spariti, che non si sapeva che fine avessero fatto.
« Tranquilli, dei 40 Minuetto 37 sono in esercizio su tutte le reti ferroviarie regionali, tre sono in manutenzione. Non è sparito nulla».
Tony Zermo
Fonte: La Sicilia
Showing posts with label Infrastrutture. Show all posts
Showing posts with label Infrastrutture. Show all posts
Tuesday, 22 March 2011
Wednesday, 9 February 2011
LaSiciliaWeb.it: Niente porto turistico a Lipari per le imprese del nord

[Nel secondo articolo in basso, i dettagli sulla società che avrebbe dovuto costruire il porto turistico a Lipari]
1 - Regione, stop al megaporto di Lipari
L'assessorato al Territorio e ambiente ha bocciato il progetto da 130 milioni di euro previsto nella più grande isola delle Eolie che prevedeva 540 posti barca
08/02/2011
LIPARI (MESSINA) - La Regione ha bocciato il progetto del megaporto da 130 milioni di euro previsto a Lipari, nelle Eolie. L'assessorato del Territorio e ambiente ha notificato al Comune l'avvio del procedimento di revoca del parere già espresso sul progetto di massima per l'area portuale che va da Marina Corta a Pignataro.
La società mista (Comune di Lipari e Condotte d'Acqua di Roma) avevano previsto la realizzazione di 540 posti barca e il potenziamento del porto dei traghetti e degli aliscafi di Sottomonastero. Per l'assessorato, "in assenza di accordo di programma, strumento non derogabile, non sussistono i presupposti per assumere l'intervento nel suo complesso e quindi anche limitatamente alla parte che si riferisce a opere di portualità turistica".
Fonte: LaSiciliaWeb.it
2 - Chi gestisce Condotte d'Acque?
Blumenstihl, il commendator Alessandro Centurini e l'ingegner Angelo Filonardi costituiscono la Società Italiana per Condotte d'Acqua SpA.
Il 13 giugno 1880 con la firma del re Umberto I parte ufficialmente l'avventura della Condotte.
La Condotte America, Inc. viene costituita nel novembre del 1987.
il 1° dicembre 1997 quando la Ferrocemento - Costruzioni e Lavori Pubblici SpA acquisisce la Gambogi Costruzioni SpA. e la Recchi Costruzioni SpA.
Il primo agosto 1999 attraverso il conferimento del ramo d'azienda Opere Pubbliche e Private della Ferrocemento a Condotte nasce un nuovo soggetto societario e come denominazione viene scelta quella della società più antica: Società Italiana per Condotte d'Acqua SpA. A capo del gruppo resta Ferfina SpA con funzioni di holding e finanziaria del gruppo.
Condotte Immobiliare nasce nel 2002 dallo spin off delle attività immobiliari del Gruppo Ferfina
Paolo BRUNO
È presidente e azionista all’89% di Ferfina SpA, holding e finanziaria del Gruppo da lui fondato e guidato, cui fanno capo Condotte d’Acqua SpA, Condotte Immobiliare SpA, Condotte America, Condotte Algeria, Condotte Romania, Ferrocemento Srl, Fe-Taverna Srl (servizi assicurativi e brokeraggio), Agricola Roncigliano Srl (settore agricolo)
La sua storia trae però origine dalla costituzione, nella Ferrocemento Costruzioni e Lavori Pubblici nel 1992, della divisione Immobiliare
CORDATA COLLEGATA A IMPREGILO
Pirelli & C. e di Telecom Italia Mobile (TIM), società controllate dalla famiglia Benetton; Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, l’olandese ABN Amro, del gruppo bancario Capitalia; la finanziaria Gemina; la C.M.C. Cooperativa Muratori & Cementisti di Ravenna; BPM-Banca Popolare di Milano, Capitalia, Banca Intesa, Monte dei paschi di Siena, Unicredit, Efibanca-Banca Popolare Italiana, Unipol Bank, Carige e Assicurazioni Generali;
SOCIETA’ PARTECIPATE
Adduttore Ponte Barca S.c.r.l. - Alibo S.c.r.l. - Amest S.r.l.- Anagnina 2000 SCRL - Clodia scrl - Coboco Corumana Consortium - Condag Spa - Condgest S.r.l.- Condori S.c.ar.l.- Condotte And Partners,Qatar J.V.Scrl - Condotte Vega S.r.l. - Condotte Velodromo S.r.l. - Con.fi.pi S.c.ar.l. - Consacer S.c.r.l.- Consal S.c.n.c.- Condex srl - Consorzio C.I.R.C. - Consorzio Cirso - Consorzio Cofesar - Consorzio Co.Inf.Ro.- Consorzio Condofer - Consorzio Consavia S.c.n.c. - Consorzio Consir - Consorzio Co.ri.pi. - Consorzio Duemilacinquanta - Consorzio Ferroviario Vesuviano - Consorzio Fespi - Consorzio Ific - Consorzio Infrav - Consorzio Italcocer - Consorzio Italvenezia - Consorzio Lav.Mari.Porto Ta. - Consorzio - Consorzio Novocen - Consorzio Scilla - Consorzio Team- Consorzio Venezia - Nuova Cosital S.c.ar.l.- Costruzioni Arsenale di Venezia S.c.ar.l. - Diamante Paola scrl - Edil.Gi S.c.a.r.l - Felario S.c.r.l- Felovi S.c.n.c. -Eurolink S.c.p.a - Ferica s.c.ar.l. - Fero S.c.ar.l.- Galliera 2000 S.c.r.l.- Irimuse S.c.r.l. - I.M. Intermetro S.p.a.- Irfur S.c.ar.l.- Itaca S.c.r.l.- Lipari Porto S.p.a.- Marsico Nuovo S.c.r.l - Melito S.c.ar.l.- Pantano S.c.r.l.- Porto Industriale Cagliari S.c.ar.l.- R.c.c.f. Nodo di Torino S.c.p.a.- Reggio Calabria-Scilla S.c.p.a.- Salerno Reggio Calabria S.c.p.a.- Santamaria S.c.ar.l.- Seifra scarl - Sud Est S.c.r.l- T.S.I. 1 S.c.r.l.- Tangenziale di Viterbo S.c.ar.l.- Tapso S.p.A
Fonte: Megaporti a Lipari Blog (un blog interamente dedicato alla struttura)
Friday, 15 October 2010
La Sicilia: Lombardo programma viaggio in Cina?
Sicilia-Cina
il recupero
Giovedì 14 Ottobre 2010
L'internazionalizzazione della Sicilia è la leva, finora inutilizzata, per rilanciare la nostra economia, in un contesto globalizzato nel quale se non si conquistano altri spazi si viene presto soffocati dai concorrenti che conquistano i nostri: non è più un "optional", ma una politica trasversale che deve orientare tutte le altre.
L'Accordo-quadro firmato nei giorni scorsi coi cinesi è il primo frutto della nuova strategia di internazionalizzazione, avviata all'inizio di quest'anno, quando il Presidente e il governo della Regione l'hanno affidata al Dipartimento per i rapporti extraregionali, abrogando l'Ufficio diretto nel passato da ambasciatori di carriera distaccati dal Mae.
Abbiamo sfoltito i Paesi-obiettivo, al fine di dare continuità con mezzi esigui ad azioni mirate, concentrandoci su tre priorità: 1) Area Euromediterranea; 2) Nuove potenze economiche, a partire dalla Cina, ma in prospettiva anche India e Brasile; 3) Vecchi "motori",
come Usa, Russia e Giappone. Non si escludono interventi su altri Paesi, solo se soggetti siciliani (imprese, università, etc.) lo richiedono.
La Sicilia, se completa rapidamente la sua infrastrutturazione può diventare la base logistica al centro del Mediterraneo per tutte le nuove grandi economie che stanno crescendo, poste per lo più a Sud, ospitando anche le loro imprese decentrate nell'Area. Allo stesso modo l'lrlanda, attirando le multinazionali americane, è passata negli anni '90 dall'ultimo al primo posto nell'Ue.
Con la Cina non c'era alcun serio rapporto della Regione, ma nei mesi scorsi abbiamo intrapreso un'azione di recupero, approfittando della "Missione di sistema" italiana e dell'Expo di Shanghai, per allacciare una ventina di rapporti con altrettanti soggetti cinesi, a partire dalla cultura, che è il nostro principale punto di forza, il biglietto da visita che apre la porta e ci fa sorpassare concorrenti ben più potenti e presenti all'estero.
Ora la Cina ci può consentire di accelerare e completare le grandi infrastrutture, non realizzate dall'Italia e dall'Europa, soprattutto se verranno meno i Fas e i fondi strutturali dopo il 2013, o per farne altre, come la ferrovia veloce Messina-Catania-Palermo. Alcuni interventi son già oggetto di approfondimento tecnico con la China Development Bank. Il vice governatore Gao Jian, che ha firmato l'Accordo con Lombardo, ha sottoscritto anche 5 dei 10 grandi contratti perfezionati in Italia durante la visita del premier Wen Jiabao.
Si partirà dall'energia rinnovabile diffusa, poi porti, aeroporti, ferrovie e collegamenti stradali (i cinesi sono affascinati dal ponte, di cui hanno voluto visitare i luoghi), fino al turismo, agricoltura e imprese ad alta tecnologia. Ma non vogliono diffondere notizie prima di risultati definitivi, per i quali chiedono tempi brevissimi, altrimenti andranno altrove, come già avvenuto con altri cinesi venuti nel recente passato. Condividiamo questa esigenza e non ci saranno "annunci" prima delle conclusioni.
Lombardo è richiesto ed atteso in Cina nei prossimi mesi, per definire e avviare i singoli progetti, che intanto un gruppo di lavoro misto sta predisponendo, con l'assistenza dell'Ice di Pechino diretta dal siciliano Laspina. A metà novembre i cinesi torneranno in Sicilia per visitare i siti degli interventi e incontrare i partner operativi. In primavera terremo poi un grande evento culturale nell'ambito dell'Anno della cultura cinese in Italia, aperto nei giorni scorsi da Wen Jiabao, e presenteremo i progetti selezionati per il finanziamento.
Speriamo che intanto si allarghi la ristrettissima platea di soggetti siciliani già orientati all'internazionalizzazione.
Francesco Attaguile - Dirigente generale del Dipartimento di Bruxelles e degli Affari extraregionali della Regione siciliana
Fonte: La Sicilia, 14 ottobre 2010
il recupero
Giovedì 14 Ottobre 2010
L'internazionalizzazione della Sicilia è la leva, finora inutilizzata, per rilanciare la nostra economia, in un contesto globalizzato nel quale se non si conquistano altri spazi si viene presto soffocati dai concorrenti che conquistano i nostri: non è più un "optional", ma una politica trasversale che deve orientare tutte le altre.
L'Accordo-quadro firmato nei giorni scorsi coi cinesi è il primo frutto della nuova strategia di internazionalizzazione, avviata all'inizio di quest'anno, quando il Presidente e il governo della Regione l'hanno affidata al Dipartimento per i rapporti extraregionali, abrogando l'Ufficio diretto nel passato da ambasciatori di carriera distaccati dal Mae.
Abbiamo sfoltito i Paesi-obiettivo, al fine di dare continuità con mezzi esigui ad azioni mirate, concentrandoci su tre priorità: 1) Area Euromediterranea; 2) Nuove potenze economiche, a partire dalla Cina, ma in prospettiva anche India e Brasile; 3) Vecchi "motori",
come Usa, Russia e Giappone. Non si escludono interventi su altri Paesi, solo se soggetti siciliani (imprese, università, etc.) lo richiedono.
La Sicilia, se completa rapidamente la sua infrastrutturazione può diventare la base logistica al centro del Mediterraneo per tutte le nuove grandi economie che stanno crescendo, poste per lo più a Sud, ospitando anche le loro imprese decentrate nell'Area. Allo stesso modo l'lrlanda, attirando le multinazionali americane, è passata negli anni '90 dall'ultimo al primo posto nell'Ue.
Con la Cina non c'era alcun serio rapporto della Regione, ma nei mesi scorsi abbiamo intrapreso un'azione di recupero, approfittando della "Missione di sistema" italiana e dell'Expo di Shanghai, per allacciare una ventina di rapporti con altrettanti soggetti cinesi, a partire dalla cultura, che è il nostro principale punto di forza, il biglietto da visita che apre la porta e ci fa sorpassare concorrenti ben più potenti e presenti all'estero.
Ora la Cina ci può consentire di accelerare e completare le grandi infrastrutture, non realizzate dall'Italia e dall'Europa, soprattutto se verranno meno i Fas e i fondi strutturali dopo il 2013, o per farne altre, come la ferrovia veloce Messina-Catania-Palermo. Alcuni interventi son già oggetto di approfondimento tecnico con la China Development Bank. Il vice governatore Gao Jian, che ha firmato l'Accordo con Lombardo, ha sottoscritto anche 5 dei 10 grandi contratti perfezionati in Italia durante la visita del premier Wen Jiabao.
Si partirà dall'energia rinnovabile diffusa, poi porti, aeroporti, ferrovie e collegamenti stradali (i cinesi sono affascinati dal ponte, di cui hanno voluto visitare i luoghi), fino al turismo, agricoltura e imprese ad alta tecnologia. Ma non vogliono diffondere notizie prima di risultati definitivi, per i quali chiedono tempi brevissimi, altrimenti andranno altrove, come già avvenuto con altri cinesi venuti nel recente passato. Condividiamo questa esigenza e non ci saranno "annunci" prima delle conclusioni.
Lombardo è richiesto ed atteso in Cina nei prossimi mesi, per definire e avviare i singoli progetti, che intanto un gruppo di lavoro misto sta predisponendo, con l'assistenza dell'Ice di Pechino diretta dal siciliano Laspina. A metà novembre i cinesi torneranno in Sicilia per visitare i siti degli interventi e incontrare i partner operativi. In primavera terremo poi un grande evento culturale nell'ambito dell'Anno della cultura cinese in Italia, aperto nei giorni scorsi da Wen Jiabao, e presenteremo i progetti selezionati per il finanziamento.
Speriamo che intanto si allarghi la ristrettissima platea di soggetti siciliani già orientati all'internazionalizzazione.
Francesco Attaguile - Dirigente generale del Dipartimento di Bruxelles e degli Affari extraregionali della Regione siciliana
Fonte: La Sicilia, 14 ottobre 2010
Thursday, 1 April 2010
Repubblica.it: Italia, niente soldi neanche per coprire le buche
Il bluff dei grandi lavori
cantieri promessi e mai aperti
di ETTORE LIVINI
MILANO - Niente soldi per riparare le buche aperte dal gelo dell'inverno sulle strade italiane. Pochi spiccioli (un quarto di quelli necessari) per sistemare le scuole un po' cadenti del Belpaese. L'Italia delle grandi (e piccole) opere infrastrutturali è rimasta al verde.
I soldi da Roma - causa crisi - arrivano con il contagocce. Comuni e Regioni, bloccati dal patto di stabilità, hanno tagliato drasticamente gli interventi. E i cantieri, spesso dopo pompose inaugurazioni, non partono: gli investimenti pubblici in infrastrutture - stima l'Associazione nazionale costruttori edili - già calati del 5,1% nel 2008, sono scesi lo scorso anno dell'8,1%. Degli 11,2 miliardi di soldi statali promessi per lo scorso anno se ne sono materializzati solo 6,6. Non solo: di questa somma un miliardo è servito a finanziare lavori già avviati (Mose e ferrovie del sud), 1,3 sono stati girati al Ponte di Messina e ben 2,2 miliardi a lavori per cui non esiste nemmeno il bando di gara. Le nuove opere effettivamente assegnate sono pari solo a 200 milioni, meno di un cinquantesimo della somma teoricamente disponibile.
Se le grandi opere si muovono al rallentatore, quelle piccole - la riparazione delle buche sulle strade, gli interventi per la prevenzione di frane e smottamenti - sono quasi congelate. Il piano 2009 del governo prevedeva un investimento di 800 milioni (spiccioli rispetto agli 8 miliardi spesi dalla Spagna di Zapatero e dai 5,6 messi in campo da Parigi). In cassa ne sono arrivati poco più della metà, 413. Ma i lavori realizzati davvero sono solo - secondo l'Ance - 20 milioni. Le spese totali in piccole opere - compresi gli stanziamenti degli enti locali nel 2009 - sono calate del 30% lo scorso anno e di un altro 30% nei primi due mesi del 2010.
L'unico settore che ha fatto l'en-plein è quello carcerario: il governo aveva promesso 200 milioni e 200 ne sono arrivati. Del miliardo di euro stanziato nel 2009 con la grancassa per l'edilizia scolastica (già penalizzata dal taglio di 111 milioni ai provveditorati) sono stati assegnati solo 234 milioni. Il miliardo ottenuto dal Ministro all'ambiente Stefania Prestigiacomo per gli interventi straordinari a difesa dell'equilibrio idrogeologico italiano è per ora solo sulla carta, visto che privo di coperture.
Il taglio agli investimenti, ovviamente, si spiega con la necessità di salvare i conti dello Stato in un momento difficilissimo per l'economia mondiale. "Il problema è che il peggio deve ancora arrivare - prevede Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme - . Il 2010 e il 2011 saranno gli anni più difficili per i costruttori". La stessa relazione previsionale e programmatica del governo per il 2010 vola basso: - 13,1% di lavori previsti per il prossimo anno, - 7,6% quello successivo. L'unica nicchia di mercato che sembra tenere sono gli investimenti in partnership tra pubblico e privato (+4,9%) e quelli delle municipalizzate (+2,5%). Le aziende a controllo pubblico, invece, continuano a ridurre il loro impegno: le Fs - complice anche il completamento dell'alta velocità - hanno dimezzato a 1,2 miliardi i bandi d'appalto per il 2009. L'Anas li ha ridotti del 10%. E per le strade italiane sono in vista tempi bui, visto che l'associazione si è vista azzerare gli stanziamenti pubblici per gli investimenti dalla Finanziaria 2010.
Al di là delle polemiche sugli interventi emergenziali fuori dai paletti delle regole d'appalto della Protezione civile, tra l'altro, il livello di trasparenza dei (pochi) investimenti fatti è andato poco a poco deteriorandosi. Nel 2008 gli affidamenti di lavori pubblici a trattativa privata, cioè senza una gara, sono stati pari all'8,9%. Il doppio del 2006.
(01 aprile 2010)
Fonte: Repubblica.it
cantieri promessi e mai aperti
di ETTORE LIVINI
MILANO - Niente soldi per riparare le buche aperte dal gelo dell'inverno sulle strade italiane. Pochi spiccioli (un quarto di quelli necessari) per sistemare le scuole un po' cadenti del Belpaese. L'Italia delle grandi (e piccole) opere infrastrutturali è rimasta al verde.
I soldi da Roma - causa crisi - arrivano con il contagocce. Comuni e Regioni, bloccati dal patto di stabilità, hanno tagliato drasticamente gli interventi. E i cantieri, spesso dopo pompose inaugurazioni, non partono: gli investimenti pubblici in infrastrutture - stima l'Associazione nazionale costruttori edili - già calati del 5,1% nel 2008, sono scesi lo scorso anno dell'8,1%. Degli 11,2 miliardi di soldi statali promessi per lo scorso anno se ne sono materializzati solo 6,6. Non solo: di questa somma un miliardo è servito a finanziare lavori già avviati (Mose e ferrovie del sud), 1,3 sono stati girati al Ponte di Messina e ben 2,2 miliardi a lavori per cui non esiste nemmeno il bando di gara. Le nuove opere effettivamente assegnate sono pari solo a 200 milioni, meno di un cinquantesimo della somma teoricamente disponibile.
Se le grandi opere si muovono al rallentatore, quelle piccole - la riparazione delle buche sulle strade, gli interventi per la prevenzione di frane e smottamenti - sono quasi congelate. Il piano 2009 del governo prevedeva un investimento di 800 milioni (spiccioli rispetto agli 8 miliardi spesi dalla Spagna di Zapatero e dai 5,6 messi in campo da Parigi). In cassa ne sono arrivati poco più della metà, 413. Ma i lavori realizzati davvero sono solo - secondo l'Ance - 20 milioni. Le spese totali in piccole opere - compresi gli stanziamenti degli enti locali nel 2009 - sono calate del 30% lo scorso anno e di un altro 30% nei primi due mesi del 2010.
L'unico settore che ha fatto l'en-plein è quello carcerario: il governo aveva promesso 200 milioni e 200 ne sono arrivati. Del miliardo di euro stanziato nel 2009 con la grancassa per l'edilizia scolastica (già penalizzata dal taglio di 111 milioni ai provveditorati) sono stati assegnati solo 234 milioni. Il miliardo ottenuto dal Ministro all'ambiente Stefania Prestigiacomo per gli interventi straordinari a difesa dell'equilibrio idrogeologico italiano è per ora solo sulla carta, visto che privo di coperture.
Il taglio agli investimenti, ovviamente, si spiega con la necessità di salvare i conti dello Stato in un momento difficilissimo per l'economia mondiale. "Il problema è che il peggio deve ancora arrivare - prevede Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme - . Il 2010 e il 2011 saranno gli anni più difficili per i costruttori". La stessa relazione previsionale e programmatica del governo per il 2010 vola basso: - 13,1% di lavori previsti per il prossimo anno, - 7,6% quello successivo. L'unica nicchia di mercato che sembra tenere sono gli investimenti in partnership tra pubblico e privato (+4,9%) e quelli delle municipalizzate (+2,5%). Le aziende a controllo pubblico, invece, continuano a ridurre il loro impegno: le Fs - complice anche il completamento dell'alta velocità - hanno dimezzato a 1,2 miliardi i bandi d'appalto per il 2009. L'Anas li ha ridotti del 10%. E per le strade italiane sono in vista tempi bui, visto che l'associazione si è vista azzerare gli stanziamenti pubblici per gli investimenti dalla Finanziaria 2010.
Al di là delle polemiche sugli interventi emergenziali fuori dai paletti delle regole d'appalto della Protezione civile, tra l'altro, il livello di trasparenza dei (pochi) investimenti fatti è andato poco a poco deteriorandosi. Nel 2008 gli affidamenti di lavori pubblici a trattativa privata, cioè senza una gara, sono stati pari all'8,9%. Il doppio del 2006.
(01 aprile 2010)
Fonte: Repubblica.it
Subscribe to:
Posts (Atom)
