LIBIA
Nato, lo strappo della Germania
ritira la Marina dal Mediterraneo
Berlino annuncia il ritiro della Bundesmarine dalle operazioni dell'Alleanza, dopo il no alle operazioni congiunte per imporre la no fly zone sulla Libia. Gli osservatori: un danno alla posizione negoziale, alla credibilità e all'immagine del Paese di Merkel e Westerwelle
dal nostro corrispondente ANDREA TARQUINI
BERLINO - Clamoroso strappo della Germania di Angela Merkel e Guido Westerwelle contro i partner della Nato e dell'Unione europea nella crisi libica: Berlino ha annunciato stasera a doccia fredda il ritiro della Bundesmarine, cioè la marina militare federale, dalle operazioni dell'Alleanza atlantica nel Mediterraneo. E alcune fonti e osservatori non escludono nemmeno che la scelta giunga fino alle estreme conseguenze, cioè al ritiro fisico delle due modernissime fregate pesanti della Bundesmarine, della navi appoggio e del personale militare tedesco dal Mediterraneo.
E' una decisione di cui politicamente e da un punto di vista diplomatico e geopolitico possono rallegrarsi soltanto la dittarura cinese, che col suo non appoggio alla no-fly zone delle Nazioni Unite ha cercato di rafforzare la sua offensiva per il controllo delle materie prime in tutta l'Africa e il suo ruolo di assertiva superpotenza, e la Russia di Putin che definisce "crociati" i piloti Nato che con i loro jet fermano i Panzer di Gheddafi in marcia verso le città per massacrare i civili e gli insorti.
Il "nyet" quasi da Urss brezneviana della Germania di centrodestra alle operazioni congiunte delle potenze Nato per imporre la no-fly zone in Libia e salvare i civili e i ribelli assume dunque forme sempre più estreme. Fin dalla settimana scorsa, la cancelliera Angela Merkel (Cdu, democristiana) e il vicecancelliere e ministro degli Esteri Guido Westerwelle (Fdp, liberale) avevano spiegato che la loro coalizione di
centrodestra vede con troppa preoccupazione i rischi della missione, e che quindi non solo si è astenuta per questo motivo - insieme a Cina e Russia - al voto sulla risoluzione sulla no-fly zone al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ma soprattutto non avrebbe partecipato alle azioni francesi, britanniche, americane, italiane e di altri paesi Nato contro le armate massacratrici di Gheddafi.
"Ora forse qualcuno capirà che avevamo ragione", ha detto in sostanza Westerwelle, non senza saccenza. Lo stesso atteggiamento con cui domenica, dopo aver confermato la non partecipazione tedesca a missioni in cui i piloti italiani, britannici, francesi, americani, danesi rischiano la vita, aveva consigliato ai paesi della coalizione di "non impantanarsi in una missione lunga".
"Mi vergogno per l'atteggiamento del mio paese", aveva scritto ieri sulla Sueddeutsche Zeitung l'ex capo di Stato maggiore (tedesco) della Nato, generale Klaus Naumann. Ancor più duro era stato l'ex ministro degli Esteri ed ex leader dei Verdi Joschka Fischer oggi sullo stesso giornale: la posizione tedesca è scandalosa, la mancanza di solidarietà con gli alleati e con la popolazione civile libica è una farsa assurda. Fischer al governo (1998-2005) decise in nome dei diritti umani la partecipazione militare tedesca all'azione Nato in Bosnia e poi in Kossovo per fermare i massacri delle soldataglie del dittatore serbo Slobodan Milosevic.
Oggi la musica è cambiata a Berlino. Spettacolo triste, autofinlandizzazione, appeasement verso chi come Pechino e Mosca appoggia i dittatori e fa affari d'oro specie nell'energia con la Germania. Linea politica defilata da quella degli alleati ma solo annunciandola, senza spiegazioni articolate e ragionate. Ventun anni dopo la caduta del Muro e la riunificazione tedesca che senza il Piano Marshall americano decisivo per la ricostruzione della Germania ovest, senza decenni di protezione militare angloamericana per Bonn, senza l'appoggio di Bush senior (e la rivoluzione polacca) non sarebbero state possibili, la Germania riunificata e assertiva si dà da sola nuovi standard. Vuole essere potenza mondiale quando chiede un seggio permanente tra i Grandi al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite (e dice che l'Italia invece non lo merita), vuole dettare a tutta l'Unione europea e all'Eurozona i criteri di tagli ai bilanci pubblici e di solidità monetaria, chiede a tutta l'Europa mediterranea ancor più sforzi contro l'immigrazione clandestina, borbotta e mugugna contro l'Europa unita tacendo che nessun'economia profitta più di quella tedesca del mercato unico europeo. Ma quando poi è il momento delle scelte difficili e rischiose, si tira indietro, come una grande Svizzera, un paese che finisce per contare molto meno non solo rispetto a Regno Unito e Francia ma anche all'Italia di Berlusconi. Fonti occidentali, europee e atlantiche sottolineano che il danno arrecato dalle scelte di Merkel e Westerwelle alla posizione negoziale, all'immagine e alla credibilità della Germania nel consesso delle democrazie è ogni giorno più serio.
(22 marzo 2011)
Fonte: Repubblica.it
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Wednesday, 23 March 2011
Sunday, 20 March 2011
Repubblica.it: Astensione voto ONU, attentato alla Merkel?
Paura in cielo per la Angela Merkel
l'elicottero rischia di schiantarsi
Tragedia sfiorata, al velivolo con il cancelliere tedesco si fermano le turbine e perde improvvisamente quota. Ripreso il controllo a 100 metri da terra
BERLINO - Paura nel cielo per Angela Merkel, il cancelliere tedesco. L'elicottero della polizia sul quale viaggiava mercoledì scorso è stato sul punto di schiantarsi al suolo, scrive stamane la Bild Am Sonntag, il domenicale della Bild: entrambe le turbine dell'elicottero, un superpuma 332, si sarebbero bloccate quando il velivolo era ad un'altezza di circa 1600 metri facendolo precipitare verso il basso; solo a cento metri da terra il l'equipaggio è riuscito a rimetterle in funzione.
Angela Merkel era in viaggio tra la Sassonia e il Baden-Wuerttemberg per la campagna elettorale. Le cause dell'incidente non sono affatto chiare, aggiunge il domenicale. L'ipotesi del sabotaggio è al momento esclusa.
Fonte: Repubblica.it
l'elicottero rischia di schiantarsi
Tragedia sfiorata, al velivolo con il cancelliere tedesco si fermano le turbine e perde improvvisamente quota. Ripreso il controllo a 100 metri da terra
BERLINO - Paura nel cielo per Angela Merkel, il cancelliere tedesco. L'elicottero della polizia sul quale viaggiava mercoledì scorso è stato sul punto di schiantarsi al suolo, scrive stamane la Bild Am Sonntag, il domenicale della Bild: entrambe le turbine dell'elicottero, un superpuma 332, si sarebbero bloccate quando il velivolo era ad un'altezza di circa 1600 metri facendolo precipitare verso il basso; solo a cento metri da terra il l'equipaggio è riuscito a rimetterle in funzione.
Angela Merkel era in viaggio tra la Sassonia e il Baden-Wuerttemberg per la campagna elettorale. Le cause dell'incidente non sono affatto chiare, aggiunge il domenicale. L'ipotesi del sabotaggio è al momento esclusa.
Fonte: Repubblica.it
Wednesday, 24 November 2010
Corriere.it: Per la Germania alcuni paesi potrebbero uscire dall'Euro
La Germania non esclude la possibilità per i Paesi a rischio Mossa di Berlino: dall’euro si può uscire Merkel: la situazione è eccezionalmente seria
La Germania non esclude la possibilità per i Paesi a rischio
Mossa di Berlino: dall'euro si può uscire
Merkel: la situazione è eccezionalmente seria
BERLINO - Se qualcuno aveva dubbi sulla gravità delle crisi dell'Eurozona, ecco Angela Merkel. «Siamo in una situazione straordinariamente seria per quel che riguarda lo stato dell'euro», ha detto ieri la cancelliera di fronte all'assemblea annuale degli imprenditori tedeschi. Nel parlamento di Berlino, intanto, parlava il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble: di fronte alla crisi finanziaria dell'Irlanda, diceva, «vorrei rendere chiaro che è in gioco la nostra moneta comune. Se non riusciamo insieme a difenderla stabilmente le conseguenze economiche e sociali sarebbero incalcolabili». I mercati, già sotto pressione perché il pacchetto di aiuti europei a Dublino non li ha affatto calmati, si sono ulteriormente innervositi.
A Berlino la preoccupazione per quello che sta succedendo cresce di giorno in giorno. Il fatto che le decine di miliardi promesse all'Irlanda non abbiano tranquillizzato i mercati e anzi abbiano spostato le attenzioni sulle difficoltà del Portogallo fa temere che sia iniziato un effetto domino difficile da controllare.
La convinzione che si sta facendo strada è che i pacchetti di salvataggio - in primavera la Grecia, ora l'Irlanda - non possano bastare. Molti commentatori diranno che il governo di Berlino sbaglia nel chiedere che i governi nazionali siano messi di fronte alle loro responsabilità, non più coperti dall'ombrello di un euro indifferenziato, attraverso la possibilità che chi non ha i conti in ordine possa dover ristrutturare i suoi debiti, cioè ammettere un fallimento. E diranno che Frau Merkel non si rende conto di quanto pesino le sue parole sui mercati.
In realtà, la cancelliera sa quello che dice. Lo stesso vale per il ministro Schäuble, uno dei politici più esperti d'Europa. La realtà è che il governo tedesco non crede che la crisi che sta attraversando l'Eurozona possa essere controllata con interventi contingenti. E non esclude che alla fine di questa fase drammatica qualche Paese possa essere costretto ad abbandonare l'euro, per quanto complicato potrebbe essere: la signora Merkel aveva accennato a questa possibilità in primavera, durante la crisi greca, e a Berlino l'ipotesi continua a non essere data per esclusa. Il Paese che non è in grado di avere conti pubblici stabili - è il ragionamento - mina la solidità dell'euro. Infatti, sempre ieri, Frau Merkel ha ribadito che «se l'euro dev'essere una valuta stabile, il Patto di stabilità e crescita va mantenuto», anche con la clausola del possibile default di un Paese con i conti fuori controllo.
Berlino vuole che i mercati si rendano conto che non tutti i titoli di Stato emessi dai 16 Paesi dell'Eurozona sono uguali, pretende che ogni governo si assuma le responsabilità del suo bilancio pubblico. Se questo crea instabilità sui mercati - dicono in queste ore i funzionari del governo - pazienza o forse meglio: per sopravvivere l'euro ha bisogno che il Patto di stabilità che lo sostiene funzioni davvero. In più, il governo di Berlino deve fare attenzione ad aspetti apparentemente formali ma in realtà potenzialmente decisivi. In Germania, per dire, alcuni economisti - ieri il rispettato Max Otte sulle colonne del giornale finanziario Handesblatt - cominciano a sostenere che il pacchetto di salvataggio all'Irlanda viola le regole del Trattato di Maastricht perché sposta le passività di un Paese sui partner. Se così ritenesse anche la Corte Costituzionale tedesca, tutto finirebbe nel caos: la Germania non potrebbe partecipare al salvataggio e quindi quest'ultimo fallirebbe. Situazione «straordinariamente seria», in effetti.
Danilo Taino
24 novembre 2010
Fonte: Corriere.it
La Germania non esclude la possibilità per i Paesi a rischio
Mossa di Berlino: dall'euro si può uscire
Merkel: la situazione è eccezionalmente seria
BERLINO - Se qualcuno aveva dubbi sulla gravità delle crisi dell'Eurozona, ecco Angela Merkel. «Siamo in una situazione straordinariamente seria per quel che riguarda lo stato dell'euro», ha detto ieri la cancelliera di fronte all'assemblea annuale degli imprenditori tedeschi. Nel parlamento di Berlino, intanto, parlava il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble: di fronte alla crisi finanziaria dell'Irlanda, diceva, «vorrei rendere chiaro che è in gioco la nostra moneta comune. Se non riusciamo insieme a difenderla stabilmente le conseguenze economiche e sociali sarebbero incalcolabili». I mercati, già sotto pressione perché il pacchetto di aiuti europei a Dublino non li ha affatto calmati, si sono ulteriormente innervositi.
A Berlino la preoccupazione per quello che sta succedendo cresce di giorno in giorno. Il fatto che le decine di miliardi promesse all'Irlanda non abbiano tranquillizzato i mercati e anzi abbiano spostato le attenzioni sulle difficoltà del Portogallo fa temere che sia iniziato un effetto domino difficile da controllare.
La convinzione che si sta facendo strada è che i pacchetti di salvataggio - in primavera la Grecia, ora l'Irlanda - non possano bastare. Molti commentatori diranno che il governo di Berlino sbaglia nel chiedere che i governi nazionali siano messi di fronte alle loro responsabilità, non più coperti dall'ombrello di un euro indifferenziato, attraverso la possibilità che chi non ha i conti in ordine possa dover ristrutturare i suoi debiti, cioè ammettere un fallimento. E diranno che Frau Merkel non si rende conto di quanto pesino le sue parole sui mercati.
In realtà, la cancelliera sa quello che dice. Lo stesso vale per il ministro Schäuble, uno dei politici più esperti d'Europa. La realtà è che il governo tedesco non crede che la crisi che sta attraversando l'Eurozona possa essere controllata con interventi contingenti. E non esclude che alla fine di questa fase drammatica qualche Paese possa essere costretto ad abbandonare l'euro, per quanto complicato potrebbe essere: la signora Merkel aveva accennato a questa possibilità in primavera, durante la crisi greca, e a Berlino l'ipotesi continua a non essere data per esclusa. Il Paese che non è in grado di avere conti pubblici stabili - è il ragionamento - mina la solidità dell'euro. Infatti, sempre ieri, Frau Merkel ha ribadito che «se l'euro dev'essere una valuta stabile, il Patto di stabilità e crescita va mantenuto», anche con la clausola del possibile default di un Paese con i conti fuori controllo.
Berlino vuole che i mercati si rendano conto che non tutti i titoli di Stato emessi dai 16 Paesi dell'Eurozona sono uguali, pretende che ogni governo si assuma le responsabilità del suo bilancio pubblico. Se questo crea instabilità sui mercati - dicono in queste ore i funzionari del governo - pazienza o forse meglio: per sopravvivere l'euro ha bisogno che il Patto di stabilità che lo sostiene funzioni davvero. In più, il governo di Berlino deve fare attenzione ad aspetti apparentemente formali ma in realtà potenzialmente decisivi. In Germania, per dire, alcuni economisti - ieri il rispettato Max Otte sulle colonne del giornale finanziario Handesblatt - cominciano a sostenere che il pacchetto di salvataggio all'Irlanda viola le regole del Trattato di Maastricht perché sposta le passività di un Paese sui partner. Se così ritenesse anche la Corte Costituzionale tedesca, tutto finirebbe nel caos: la Germania non potrebbe partecipare al salvataggio e quindi quest'ultimo fallirebbe. Situazione «straordinariamente seria», in effetti.
Danilo Taino
24 novembre 2010
Fonte: Corriere.it
Tuesday, 19 October 2010
Edicola.biz: 11 settembre, nella Germania “cetnica” la stampa ufficiale rompe l'omertà
In Germania si incrina il muro dell’omertà mediatica sull’11 settembre
di Roberto Quaglia,
17 ottobre 2010
In occasione del nono anniversario dei tragici fatti dell’11 settembre, è apparso sulla stampa tedesca di serie A un articolo davvero rivoluzionario e significativo: “”11 Settembre 2001, la sequenza dei fatti”. Lo ha pubblicato Focus-Money, una delle più importanti riviste tedesche di economia, a firma di Oliver Janich.
La cosa incredibile di questo articolo, è che per la prima volta sulla grande stampa occidentale, la sequenza degli eventi riportati è quella vera, senza gravi omissioni, ed essi sono stati scelti fra i più significativi, anziché come di solito, fra quelli più irrilevanti (quando non addirittura falsi). Un precedente in verità c’era stato, mesi prima, ma ad opera dello stesso giornalista sulla stessa rivista.
E’ risaputo che il giornalismo italiano è in genere di così bassa lega, che spesso gli articoli più belli e significativi che vi leggiamo sono stati in realtà comprati e tradotti da qualche fonte anglosassone. Ciò avviene sia sulla carta stampata, che in televisione. I migliori documentari storici o sul mondo della natura che vediamo in tivù sono quasi sempre di matrice straniera, tradotti ed inglobati in contenitori pseudo-italiani dove il pseudo-giornalista italiano di turno si limita a quattro ciance superflue prima e dopo il documentario che non è farina del suo sacco, al solo scopo di giustificare il suo lauto ed immeritato stipendio. Del nulla assoluto che ormai riempie qualsiasi telegiornale, inutile parlare.
Ovviamente, nel caso del bell’articolo sull’11 settembre, la stampa italiana si è guardata bene dal farne menzione. Non parliamo neppure dell’opzione di tradurlo! Eppure, l’articolo in questione è davvero clamoroso. Ed ignorarlo non è un’opzione. E’ uscito a settembre, quindi la scusa delle vacanze non vale. Lo hanno visto, lo hanno letto, fanno finta di niente.
In precedenza, quando la grande stampa si occupava delle versioni “non allineate” dei fatti dell’11 settembre, ad un occhio attento traspariva chiaramente la volontà di disinformare, di confondere le acque nel merito, di annacquare le verità scomode. Questo lavoro si chiama “controllo del danno”. Si finge di informare, così da dare agli ignari l’impressione di avere appreso qualcosa in merito ai fatti, così che ogni eventuale interesse all’approfondimento si spenga.
Tutto un altro discorso nell’articolo su Focus-Money. Oliver Janic non ha trascurato nessuno dei fatti più rilevanti, né soprattutto ha cercato di confondere le acque con le solite ciance con cui gli pseudo-giornalisti subdolamente discreditano le notizie che a malavoglia sono costretti a dare. La sua esposizione dei fatti è intensa ed efficace, e nel suo lungo articolo essa tiene perfettamente il passo con lo stato dell’investigazione collettiva da parte dei ricercatori indipendenti su Internet.
Per esempio leggiamo:
“Trovate tracce di esplosivi. Vi sono prove univoche a riguardo. Più di 1200 architetti ed ingegneri sotto la conduzione di Richard Gage fanno notare come un crollo simmetrico dei tre grattacieli WTC 1,2 e 7 è stato possibile, nel rispetto delle leggi di Newton, solo se le strutture portanti sono state rimosse in modo mirato e contemporaneo, mediante esplosioni. A tale proposito, il professore di fisica Steven Jones ha trovato nella polvere del World Trade Center tracce di Nanotermite.” (…) A Giugno 2009 il rinomato Istituto Britannico di Nanotecnologia ha confermato i risultati delle analisi: Lo studio, dichiara l’Istituto, «fornisce la prova incontrovertibile (indisputable) che nella polvere di tutti e tre gli edifici che l’11 settembre 2001 sono crollati a New York è stato trovato un esplosivo ad alto livello tecnologico, dal nome di nanotermite. Questo esplosivo d’alta tecnologia può venire prodotto solo in laboratori militari specializzati.» Questo dato di fatto toglie sgonfia la tempesta di critiche di cui era oggetto Steven Jones, secondo le quali il professore avrebbe messo in gioco la propria fama fabbricandosi le prove da solo, pur di dimostrare la propria tesi della demolizione controllata.”
Con buona pace dei cretini (o delinquenti) che (anche in Italia) se ne erano usciti con l’affermazione che le fotografie delle particelle di termite erano in realtà immagini di pittura antiruggine. E degli stormi di allocchi che se la sono bevuta.
ed ancora:
“Il 10 settembre [Rumsfeld] dichiarò in una conferenza stampa, come riportato da CBS il 29 Gennaio 2002, che dal bilancio del Pentagono erano scomparsi nel nulla 2,3 miliardi di dollari. Il giorno dopo il mondo cambiò, e nessuno mai più chiese di rendere conto di questa incredibile somma. Secondo la “Pittsburg Post Gazette” del 20 dicembre 2001, 34 dei 65 impiegati dell’ufficio risorse dell’esercito morirono quel giorno al Pentagono. La maggior parte dei deceduti in quell’ufficio erano contabili privati, ragionieri ed analisti di budget.”
Non traduco di più, visto che tutte queste cose (e molte altre) ci sono anche nel mio libro sull’11 settembre e mi sento scemo a faticare adesso per tradurle dette da un altro.
Continua a leggere su Edicola.biz
Articolo originale di Focus-Money
di Roberto Quaglia,
17 ottobre 2010
In occasione del nono anniversario dei tragici fatti dell’11 settembre, è apparso sulla stampa tedesca di serie A un articolo davvero rivoluzionario e significativo: “”11 Settembre 2001, la sequenza dei fatti”. Lo ha pubblicato Focus-Money, una delle più importanti riviste tedesche di economia, a firma di Oliver Janich.
La cosa incredibile di questo articolo, è che per la prima volta sulla grande stampa occidentale, la sequenza degli eventi riportati è quella vera, senza gravi omissioni, ed essi sono stati scelti fra i più significativi, anziché come di solito, fra quelli più irrilevanti (quando non addirittura falsi). Un precedente in verità c’era stato, mesi prima, ma ad opera dello stesso giornalista sulla stessa rivista.
E’ risaputo che il giornalismo italiano è in genere di così bassa lega, che spesso gli articoli più belli e significativi che vi leggiamo sono stati in realtà comprati e tradotti da qualche fonte anglosassone. Ciò avviene sia sulla carta stampata, che in televisione. I migliori documentari storici o sul mondo della natura che vediamo in tivù sono quasi sempre di matrice straniera, tradotti ed inglobati in contenitori pseudo-italiani dove il pseudo-giornalista italiano di turno si limita a quattro ciance superflue prima e dopo il documentario che non è farina del suo sacco, al solo scopo di giustificare il suo lauto ed immeritato stipendio. Del nulla assoluto che ormai riempie qualsiasi telegiornale, inutile parlare.
Ovviamente, nel caso del bell’articolo sull’11 settembre, la stampa italiana si è guardata bene dal farne menzione. Non parliamo neppure dell’opzione di tradurlo! Eppure, l’articolo in questione è davvero clamoroso. Ed ignorarlo non è un’opzione. E’ uscito a settembre, quindi la scusa delle vacanze non vale. Lo hanno visto, lo hanno letto, fanno finta di niente.
In precedenza, quando la grande stampa si occupava delle versioni “non allineate” dei fatti dell’11 settembre, ad un occhio attento traspariva chiaramente la volontà di disinformare, di confondere le acque nel merito, di annacquare le verità scomode. Questo lavoro si chiama “controllo del danno”. Si finge di informare, così da dare agli ignari l’impressione di avere appreso qualcosa in merito ai fatti, così che ogni eventuale interesse all’approfondimento si spenga.
Tutto un altro discorso nell’articolo su Focus-Money. Oliver Janic non ha trascurato nessuno dei fatti più rilevanti, né soprattutto ha cercato di confondere le acque con le solite ciance con cui gli pseudo-giornalisti subdolamente discreditano le notizie che a malavoglia sono costretti a dare. La sua esposizione dei fatti è intensa ed efficace, e nel suo lungo articolo essa tiene perfettamente il passo con lo stato dell’investigazione collettiva da parte dei ricercatori indipendenti su Internet.
Per esempio leggiamo:
“Trovate tracce di esplosivi. Vi sono prove univoche a riguardo. Più di 1200 architetti ed ingegneri sotto la conduzione di Richard Gage fanno notare come un crollo simmetrico dei tre grattacieli WTC 1,2 e 7 è stato possibile, nel rispetto delle leggi di Newton, solo se le strutture portanti sono state rimosse in modo mirato e contemporaneo, mediante esplosioni. A tale proposito, il professore di fisica Steven Jones ha trovato nella polvere del World Trade Center tracce di Nanotermite.” (…) A Giugno 2009 il rinomato Istituto Britannico di Nanotecnologia ha confermato i risultati delle analisi: Lo studio, dichiara l’Istituto, «fornisce la prova incontrovertibile (indisputable) che nella polvere di tutti e tre gli edifici che l’11 settembre 2001 sono crollati a New York è stato trovato un esplosivo ad alto livello tecnologico, dal nome di nanotermite. Questo esplosivo d’alta tecnologia può venire prodotto solo in laboratori militari specializzati.» Questo dato di fatto toglie sgonfia la tempesta di critiche di cui era oggetto Steven Jones, secondo le quali il professore avrebbe messo in gioco la propria fama fabbricandosi le prove da solo, pur di dimostrare la propria tesi della demolizione controllata.”
Con buona pace dei cretini (o delinquenti) che (anche in Italia) se ne erano usciti con l’affermazione che le fotografie delle particelle di termite erano in realtà immagini di pittura antiruggine. E degli stormi di allocchi che se la sono bevuta.
ed ancora:
“Il 10 settembre [Rumsfeld] dichiarò in una conferenza stampa, come riportato da CBS il 29 Gennaio 2002, che dal bilancio del Pentagono erano scomparsi nel nulla 2,3 miliardi di dollari. Il giorno dopo il mondo cambiò, e nessuno mai più chiese di rendere conto di questa incredibile somma. Secondo la “Pittsburg Post Gazette” del 20 dicembre 2001, 34 dei 65 impiegati dell’ufficio risorse dell’esercito morirono quel giorno al Pentagono. La maggior parte dei deceduti in quell’ufficio erano contabili privati, ragionieri ed analisti di budget.”
Non traduco di più, visto che tutte queste cose (e molte altre) ci sono anche nel mio libro sull’11 settembre e mi sento scemo a faticare adesso per tradurle dette da un altro.
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Articolo originale di Focus-Money
Tuesday, 16 March 2010
SwissInfo.ch (Svizzera): La Merkel vuole la Grecia fuori dall'Euro
12 marzo 2010 - 20:11
Grecia: Merkel; Paesi in rosso fuori da euro
BERLINO - Lo aveva detto mercoledì e ha mantenuto la promessa. La cancelliera tedesca Angela Merkel (Cdu) aveva invocato sanzioni più incisive in Eurolandia per prevenire in futuro eventuali casi come quello greco. Oggi, questa minaccia ha preso forma: i Paesi che non rispettano i parametri del Patto di Stabilità, dovrebbero essere espulsi dall'Unione monetaria.
La proposta l'ha lanciata questa mattina, dalle pagine del quotidiano "Financial Times" (Ft), il ministro delle Finanze tedesco, il conservatore Wolfgang Schaeuble (Cdu), e poche ore dopo la Merkel - attraverso una portavoce del governo - ha condiviso l'opinione del suo ministro.
A mali estremi, quindi, estremi rimedi, sembra essere la logica di Berlino. Ma il premier Giorgio Papandreou non deve temere di essere estromesso dal club. Sempre oggi, infatti, sono circolate voci di stampa di un piano Ue da 55 miliardi di euro per salvare Atene. L'indiscrezione è del quotidiano austriaco "Kurier", secondo cui la Grecia potrebbe ricevere questi aiuti dall'Unione europea.
In un primo momento, sottolinea il giornale, Berlino garantirebbe 20 miliardi e Parigi altri 10 miliardi. La Germania, spiega il "Kurier", potrebbe finanziare metà della somma attraverso delle garanzie e l'altra metà con l'acquisto di titoli di Stato greci. E Papandreou, che ha visto la Merkel a Berlino venerdì scorso, non dovrebbe neanche aspettare tanto: le prime misure di questo salvataggio, conclude "Kurier", potrebbero essere messe a punto nella settimana prima di Pasqua.
Fonte: SwissInfo.ch
Grecia: Merkel; Paesi in rosso fuori da euro
BERLINO - Lo aveva detto mercoledì e ha mantenuto la promessa. La cancelliera tedesca Angela Merkel (Cdu) aveva invocato sanzioni più incisive in Eurolandia per prevenire in futuro eventuali casi come quello greco. Oggi, questa minaccia ha preso forma: i Paesi che non rispettano i parametri del Patto di Stabilità, dovrebbero essere espulsi dall'Unione monetaria.
La proposta l'ha lanciata questa mattina, dalle pagine del quotidiano "Financial Times" (Ft), il ministro delle Finanze tedesco, il conservatore Wolfgang Schaeuble (Cdu), e poche ore dopo la Merkel - attraverso una portavoce del governo - ha condiviso l'opinione del suo ministro.
A mali estremi, quindi, estremi rimedi, sembra essere la logica di Berlino. Ma il premier Giorgio Papandreou non deve temere di essere estromesso dal club. Sempre oggi, infatti, sono circolate voci di stampa di un piano Ue da 55 miliardi di euro per salvare Atene. L'indiscrezione è del quotidiano austriaco "Kurier", secondo cui la Grecia potrebbe ricevere questi aiuti dall'Unione europea.
In un primo momento, sottolinea il giornale, Berlino garantirebbe 20 miliardi e Parigi altri 10 miliardi. La Germania, spiega il "Kurier", potrebbe finanziare metà della somma attraverso delle garanzie e l'altra metà con l'acquisto di titoli di Stato greci. E Papandreou, che ha visto la Merkel a Berlino venerdì scorso, non dovrebbe neanche aspettare tanto: le prime misure di questo salvataggio, conclude "Kurier", potrebbero essere messe a punto nella settimana prima di Pasqua.
Fonte: SwissInfo.ch
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